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Novità Superbonus 110%, cambiano detrazione e spese ammesse!

Tantissime le novità di agosto che riguardano il Superbonus 110%, cambiano sia i lavori ammessi per quanto riguarda interventi trainanti e trainati, oltre ad un ampliamento della schiera dei beneficiari con nuove categorie catastali incluse. Infine si semplifica la modulistica su molti aspetti, in primis la CILAS, e diventa più facile avere l’agevolazione!

Se il Decreto Semplificazioni ha apportato modifiche note alla modulistica del Superbonus 110%, con l’introduzione della nuova CILAS al posto della certificazione dello stato legittimo dell’immobile, altri sostanziali cambiamenti sono stati applicati anche alla normativa generale.

In primo luogo sono aumentate le categorie catastali per le quali può essere usata l’agevolazione, ancora novità coinvolgono i lavori trainanti e trainati ammessi, nello specifico i requisiti che riguardano il cappotto termico e la normativa che regola l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’installazione dei pannelli solari.

È prevista poi una semplificazione che facilita l’accesso al Superbonus 110%, quando si acquista un immobile con con le agevolazioni prima casa.

Infine, per quanto riguarda proroghe e scadenze vale comunque la pena di fare il punto della situazione e mettere un po’ d’ordine, partendo dal presupposto che la situazione è stata chiarita da Draghi in persona, il quale ha dichiarato che con la prossima Legge di Bilancio ci sarà una scadenza generalizzata per i diversi tipi di immobili e fissata al 31 dicembre 2022.

Tutte le novità che riguardano il Superbonus 110% sono elencate anche nel video YouTube dell’Ing. Marcello Contu, di cui consigliamo la visione:

Superbonus 110%: è sufficiente la CILAS per avere la detrazione

Partiamo con la novità più chiacchierata del momento: il cambio di modulistica e l’introduzione della CILA Superbonus, cioè il modello unico valido in tutta Italia e messo a disposizione dei contribuenti dalla Pubblica Amministrazione a partire dal 5 agosto.

La CILAS dovrà essere usata al posto della vecchia certificazione dello stato legittimo dell’immobile, con molte facilitazioni. Del resto il modello si presenta più semplice anche rispetto alla classica CILA.

Nel modulo si dovrà prima di tutto indicare per quale tipo di intervento trainante si applica l’agevolazione, cioè se lavori di adeguamento sismico o di riqualificazione energetica.

Uno dei vantaggi principali della CILAS, che un modulo di sole otto pagine, consiste nel fatto di non dover presentare anche una documentazione grafica.

I lavori dovranno solo essere brevemente descritti con un semplice elaborato progettuale e non è richiesto in linea generale di consegnare alcun tipo di allegato grafico.

Qualora i lavori dichiarati all’inizio differiscano da quelli realizzati, ma sempre nel rispetto della normativa del Superbonus 110%, sarà comunque possibile integrare la modulistica dopo il termine dei lavori. Inoltre alla fine di questi stessi non sarà necessaria la Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA).

CILA Superbonus, i pro e i contro secondo gli esperti

Tuttavia alcuni esperti del settore hanno messo in luce come questa modifica potrebbe avere anche conseguenze sull’utilizzo del Superbonus 110% in presenza di abusi edilizi massicci, per i quali non sarebbe consentita.

Ovvero, mancando ogni forma di elaborato grafico viene meno la possibilità per lo Sportello Unico per l’Edilizia di verificare la legittimità unicamente tramite la documentazione e si rende invece necessario il sopralluogo sul posto.

Questo potrebbe favorire l’utilizzo dell’agevolazione, nascondendo eventuali abusi edilizi.

Ricordiamo poi in ultimo che la nuova CILAS semplificata può essere usata solo ed esclusivamente per il Superbonus 110% e non è valida per il bonus facciate.

Novità sugli interventi trainanti e trainati ammessi (cappotto termico, barriere architettoniche e pannelli solari)

Un’altra novità riguarda i lavori ammessi, nello specifico l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tra gli interventi trainati ammessi sono realizzabili quelli di abbattimento delle barriere architettoniche anche se nell’edificio non sono presenti disabili. L’unico requisito è che vi sia almeno un residente over 65.

Altra novità per quanto riguarda gli interventi trainati coinvolge l’installazione dei pannelli solari che diventano applicabili anche agli edifici nelle zone A dei centri storici, ma solo se questi sono integrati e non riflettenti.

Infine, continuando sulle novità in merito ai lavori ammessi c’è un cambiamento anche per uno degli interventi trainanti, cioè la creazione del cappotto termico, che diventa in deroga rispetto alle distanze minime tra i palazzi.

Superbonus 110% e agevolazioni prima casa: 30 mesi di tempo

Un’ulteriore innovazione riguarda la modifica all’applicazione della normativa che regola le agevolazioni prima casa quando l’immobile acquistato è oggetto di interventi con il Superbonus 110%.

Secondo la legge italiana quando si acquista un immobile classificato come prima casa vi sono delle agevolazioni che riguardano sconti vari sulle imposte da pagare alla vendita. Tuttavia queste agevolazioni possono essere mantenute solo se il proprietario svolge un attività quale studio o lavoro nel posto dove si trova l’abitazione oppure se trasferisce lì la propria residenza nell’arco di 18 mesi di tempo.

Con i cambiamenti apportati al Superbonus 110% se l’immobile che si acquista è oggetto di interventi realizzati con l’incentivo allora si avranno 30 mesi di tempo e non 18, prima che decadano le agevolazioni prima casa.

Aumentano le categorie catastali ammesse al Superbonus 110%

Infine è previsto anche un cambiamento che riguarda la tipologia di immobili per i quali si può godere del Superbonus 110%, con un ampliamento della categoria dei beneficiari.

Adesso infatti si può richiedere l’agevolazione anche per gli edifici nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4, in cui sono inseriti gli orfanotrofi, gli educandati, i convitti, gli ospedali, i seminari, le case di cura, i conventi, le caserme.

Tuttavia gli immobili di questi tipo per essere ammessi al Superbonus 110% devo appartenere a proprietari che svolgano una qualche attività assistenziale o di prestazione di servizi-sociosanitari. Inoltre i membri del consiglio di amministrazione non devono percepire compensi e devono avere un contratto regolare e registrato che attesti la proprietà, l’usufrutto, la nuda proprietà o anche il comodato d’uso gratuito.

Decisa la proroga a fine 2022 per il Superbonus 110%

Possiamo ad un’altra questione che è stata spesso al centro dell’attenzione negli ultimi tempi, ovvero la proroga alla scadenza della misura.

Al momento per il Superbonus 110% ci sono termini diversi a seconda della tipologia di immobile per cui si richiede l’agevolazione:

– per gli edifici unifamiliari, il 30 giugno 2022;
– per i condomini, il 31 dicembre 2022. Non è più necessario dimostrare lo stato di avanzamento dei lavori;
– per le case popolari (IACP), il 30 giugno 2023 con possibilità di slittamento al 31 dicembre dello stesso anno, ma solo se entro la prima scadenza sono stati effettuati almeno il 60% dei lavori.
Queste sono le scadenze attuali ma Draghi, le cui parole sono state confermate anche dal sottosegretario al MEF Claudio Durigon, ha promesso che con la futura Legge di Bilancio vi sarà una proroga al 31 dicembre 2022 anche per gli edifici unifamiliari, i soli a godere al momento di una scadenza fissata a giugno.

Nelle intenzioni iniziali del Premier vi era quella di concedere una proroga più ampia con possibilità di estendere la misura fino alla fine del 2023, tuttavia pare che al momento i fondi non siano sufficienti a questo.

In ogni caso va detto che rispetto ad altre agevolazioni ristrutturazione il Superbonus 110% ha una certa priorità per il Governo, poiché con esso si realizzano gli interventi di riqualificazione energetica e nel PNRR l’Italia si è impegnata proprio in questo senso. Entro il 2025 dovrà essere infatti migliorata del 50% almeno l’efficienza e energetica di tutti gli edifici sul territorio, se l’Italia vuole mantenere i suoi impegni con l’UE.

Quali interventi edilizi si possono realizzare con il Superbonus 110%?

Scendiamo più nel dettaglio del Superbonus 110% e cerchiamo di spiegare il funzionamento dell’incentivo nel modo più semplice possibile. Va detto comunque che l’agevolazione è di per sé complessa in ogni suo aspetto e che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione una guida utile e dettagliata per i contribuenti.

Prima di approcciarsi al Superbonus 110% bisogna imparare due termini fondamentali: “interventi trainanti”, con cui si intendono i lavori edilizi principali, e “interventi trainati”, cioè i lavori aggiuntivi vincolati alla realizzazione dei primi.

Realizzando infatti anche uno solo dei tre interventi principali, ovvero trainanti (cappotto termico, adeguamento sismico, sostituzione degli impianti di climatizzazione), allora il finanziamento potrà essere applicato anche ad una serie di lavori aggiuntivi, cioè i trainati. Abbiamo già citato tra questi l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’installazione di pannelli solari, ma vale la pena di ricordare che vi è anche la possibilità di sostituire gli infissi.

Importi e modalità di utilizzo del Superbonus 110%

La popolarità del Superbonus 110% è data dalla generosità dell’incentivo perché permette la realizzazione dei suddetti interventi a costo zero.

Molti a questo punto si chiederanno perché si chiama Superbonus 110% e non 100%, la risposta è semplice perché la detrazione applicata non è pari al 100% dei costi, ma comprende un 10% extra.

Per quanto riguarda la modalità di utilizzo, questa può avvenire con tre diverse opzioni, la prima delle quali è la detrazione Irpef in cinque anni. In questo modo il proprietario dell’immobile dovrà anticipare il totale dei costi relativi agli interventi edilizi, l’importo dei quali sarà restituito mediante l’applicazione di uno sconto sulle tasse per cinque anni.

Molto più comoda è l’opzione dello sconto in fattura, che all’opposto prevede che le spese siano sostenute anticipatamente dall’impresa che esegue i lavori, alla quale poi spetterà il compito di chiedere la restituzione della somma con un credito d’imposta.

In ultimo con la cessione del credito, opzione applicabile sia per l’impresa che per il proprietario, per la quale il credito dello Stato viene ceduto ad una banca o un istituto di credito.

Grazie ad DI ALDA MOLETI per la raccolta delle informazioni da noi condivise.

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