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Progetto per il nuovo sistema energetico italiano entro il 2030

La transizione energetica verso una produzione di energia più sostenibile non può risolversi nel semplice e improvviso abbandono delle fonti fossili. Il processo, invece, deve prevedere un’eliminazione graduale e va gestito in modo da garantire la stabilità, la resilienza e l’efficienza delle reti.

Lo strumento del cambiamento è l’elettrificazione, cioè la sostituzione progressiva delle tecnologie che utilizzano combustibili fossili con tecnologie che utilizzano l’elettricità soltanto da fonti rinnovabili in tutti i settori, dalla cucina di casa, al riscaldamento, ai trasporti. In questo modo si abbatterà anche l’inquinamento atmosferico nelle città. E grazie all’aiuto della digitalizzazione delle reti migliorerà nettamente l’efficienza energetica.

Il passaggio dal fossile al rinnovabile, punto chiave nella lotta al cambiamento climatico e nella direzione della sostenibilità, rappresenta un cambio di paradigma. Da un modello di generazione di energia del tutto programmabile, si va verso uno scenario in cui la caratteristica intrinseca è la non programmabilità. Un percorso, quindi, che pone delle sfide tecniche e d’infrastruttura, anche perché non ci si può permettere di destabilizzare le reti, né di causare blackout o interruzioni del servizio.

La sfida più grande da affrontare sta nel trovare un modo di gestire le differenze quotidiane tra domanda e offerta. Impianti eolici e fotovoltaici, infatti, generano un disallineamento tra la produzione di energia e il suo consumo, in parte prevedibile e in parte dovuto alle condizioni meteoclimatiche. La risposta non può che orientarsi in due principali direzioni. Anzitutto il potenziamento dei sistemi di accumulo di energia (storage) per differire l’erogazione di energia rispetto all’effettiva domanda. E poi, in una fase temporanea, la sostituzione del carbone con altre fonti che siano sì meno inquinanti, ma anche capaci di garantire una fornitura di energia programmabile. In questa ottica, oggi il gas naturale rappresenta un’alternativa promettente ed efficace e un ottimo alleato della transizione energetica in atto.

Il termine delinea il processo di cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti di energia, con la progressiva detrazione dell’uso del carbone dall’intero sistema economico.

Con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici [raggiunto nel dicembre 2015], i Paesi UE si sono impegnati a ridurre le emissioni climalteranti dal 2020, per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2ºC.

Gli Stati membri sono inoltre impegnati a presentare entro l’anno un documento di programmazione in materia di clima-energia e decarbonizzazione fino al 2030, con una proiezione al 2050 sull’impegno energetico futuro.

Per quanto riguarda l’Italia, la Strategia Energetica Nazionale 2030 [SEN] – appena siglata – prevede di azzerare l’uso del carbone entro il 2025, con la chiusura completa degli impianti.

Il phase out del carbone

Il phase out del carbone avverrà in modo graduale. Nel percorso assumeranno un ruolo cruciale le fonti rinnovabili e le nuove tecnologie, per cui la SEN prevede investimenti pari a 444 milioni di euro già nel 2021.

  • entro il 2030 le emissioni saranno tagliate del 39% (del 63% entro il 2050);
  • il ricorso a energie rinnovabili nei consumi sarà incentivato del 28%;
  • il ricorso a energie rinnovabili per l’elettricità sarà incentivato del 55%.

Per individuare le tecnologie energetiche migliori per la decarbonizzazione, ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) hanno realizzato “Il catalogo delle tecnologie energetiche”, un database completo di analisi tecnico-economica delle tecnologie disponibili.

A incoraggiare la decarbonizzazione anche lo studio di eLeMeNS per Legambiente [“Roadmap di decarbonizzazione al 2030 e oltre”], secondo cui rappresenta non solo una necessità per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche un’opportunità in termini d’innovazione, crescita e sviluppo.

Lo studio al 2030 prefigura: 49 Mtep di consumo di combustibile evitato all’anno, pari a un risparmio di risorse di 5,5 miliardi di euro; investimenti nel settore energetico per svariati miliardi di euro; incremento dei posti di lavoro di 2,7 milioni di unità [Vai allo studio].

Il contributo civile alla decarbonizzazione

Di fronte all’emergenza climatica – oltre ad amministrazioni, organismi e società fornitrici di energia – sono chiamati a concorrere alla decarbonizzazione anche cittadini e imprese.

Il settore civile può contribuire al processo scegliendo la strada dell’efficienza energetica – razionalizzando i consumi, privilegiando le tecnologie green, fonti rinnovabili, sistemi di autoproduzione – nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni, presso edifici privati, condominiali e commerciali.

Basti pensare che oggi in Italia oggi ci sono 19 milioni di caldaie installate, molte delle quali (7 milioni circa) sono obsolete e gravemente inefficienti, causa di sprechi energetici, alti costi in bolletta a fronte di uno scarso comfort.

La semplice sostituzione delle vecchie tecnologie con caldaie a condensazione ad alta efficienza sarebbe già di per sé un notevole passo in avanti verso la sostenibilità e il processo di decarbonizzazione.

Fra le tecnologie più efficaci in tale ambito, oltre alle caldaie a condensazione, le pompe di calore, i sistemi ibridi di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria.

Per orientare nella scelta e nella riduzione dei consumi energetici, l’Agenzia Nazionale Efficienza Energetica mette a disposizione un sito dedicato per il cittadino, la pubblica amministrazione, regioni, imprese e operatori: www.agenziaefficienzaenergetica.it

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